Lupo appenninico – Canis lupus italicus

Il lupo rappresenta la specie di maggiori dimensioni rispetto a tutte le specie selvatiche appartenenti alla famiglia dei Canidi. Inoltre, l’organizzazione sociale dei lupi è altamente strutturata e regolata da un sistema di comunicazione e interazione di gruppo che li rende senza dubbio più evoluti rispetto ai loro parenti più prossimi tra cui il coyote, lo sciacallo, il dingo e il cane domestico .

Le dimensioni dei rami in Italia variano tra i 2 e gli 8 individui ei territori hanno dimensioni che variano dagli 80 ai 400 chilometri quadrati

 

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE

Il lupo ha una corporatura snella e robusta con dimensioni che ricordano quelle di un pastore tedesco. Hanno un peso compreso in media tra i 25 e i 35 kg, con maschi adulti che possono raggiungere pesi di 40-45 kg con lunghezze che, negli esemplari adulti, vanno dai 110 ai 115 cm esclusa la coda che misura in media 30-35 cm. L’altezza al garrese varia tra i 50 e i 70 cm.

La colorazione del pelo è molto variabile sia a livello sottospecifico che individuale e passa da toni beige-rossicci tipici dei manti estivi meno folti, a quelli marroni-grigiastri con sfumature nere tipici del periodo invernale. Caratteristica distintiva della popolazione italiana del lupo sono le due bande nere sugli arti anteriori. Presenta una coda penzolante; muso lungo e fronte sfuggente con un collo corto, robusto, caratterizzato da criniera. Possiede una dentatura di 42 denti, definitiva dal settimo mese di vita, tipica dei predatori, con canini molto sviluppati che lo rendono un abile cacciatore. L’olfatto è il senso più sviluppato nel lupo, molto più sensibile rispetto a quello umano e a quello del cane, grazie ad un numero maggiore di recettori olfattivi.

HABITAT E COMPORTAMENTO

Il lupo grigio appenninico, o lupo italiano, predilige le zone montane intatte, fitte foreste lontane dall’interferenza umana; è stato segnalato in diversi habitat a varie altitudini. E’ dotato di grande mobilità rispetto ad altri mammiferi selvatici europei, soprattutto per quanto riguarda gli esemplari in dispersione dal branco che possono spostarsi di centinaia di chilometri alla ricerca di nuovi territori.

La maggior parte delle popolazioni dimostrano abitudini crepuscolari e notturne, probabilmente a causa delle attività antropiche, ad eccezione del parco nazionale del Pollino, zona scarsamente antropizzata, dove è stata osservata attività diurna.

RIPRODUZIONE

I lupi vivono in branco, organizzato in una scala gerarchica, all’interno del quale vi è solo una coppia che si riproduce, formata dal maschio e dalla femmina alfa. La gerarchia, oltre ad eleggere la coppia riproduttiva, determina anche l’ordine con cui gli altri individui del branco possono accostarsi al cibo.

Raggiungono la maturità sessuale a 2 anni e il periodo riproduttivo comincia tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, tra Febbraio e Marzo, con un periodo di gestazione della durata di 60-65 giorni.

Tra Marzo e Giugno nascono in media 3-4 cuccioli, con un tasso di mortalità altamente variabile ma in genere compreso tra il 40% e il 60%

La strategia riproduttiva limita l’accoppiamento alla sola coppia dominante a causa delle dure condizioni di vita che non permettono al lupo di allevare con successo un gran numero di cuccioli. La coppia rimane insieme per tutta la vita e alla cura dei piccoli partecipa tutto il branco.

ALIMENTAZIONE

In Italia la dieta del lupo prevede la caccia di prede selvatiche, in particolare le specie di ungulati selvatici. Si nutre prevalentemente di ungulati, come caprioli e cinghiali ma anche cervi e camosci. Gli ungulati domestici (pecore, capre, mucche, cavalli, asini) costituiscono solo una componente modesta nella dieta del lupo grigio appenninico, con il maggior numero di casi risalenti in luoghi dove la difesa del bestiame è scarsa.

Il lupo italiano o appenninico è una sottospecie del lupo grigio, dal quale se ne distingue per una morfologia cranica distinta. È di taglia più piccola rispetto al lupo grigio e vive in gruppi relativamente ridotti (2 – 7 esemplari). Da vari campioni ritrovati in tutt’Italia mostrano una lunghezza del corpo media di 109- 148 cm con un’altezza al garrese compresa tra 49 – 73 cm e con un peso che va da 28 ai 34 kg. La mortalità dovuta ai conflitti con altri lupi durante la stagione degli amori colpisce soprattutto gli esemplari adulti, anche se la proporzione è bassa paragonata alle cause antropiche. La dimensione media dei territori dei branchi è stata stimata in 170 – 280 km2. Tra i mammiferi selvatici è quello dotato di maggior mobilità ed è in grado di raggiungere i 50 km per notte.

Può occupare habitat diversi, dalle zone di montagna fino alla periferia di aree antropizzate. È presente oggi nella Riserva dopo una lunga assenza: nel 2019 i primi avvistamenti (*)

Si nutre principalmente di ungulati selvatici (cinghiali, cervi, caprioli e ovicaprini). Fu oggetto in passato di una persecuzione secolare che ridusse drasticamente la popolazione tanto che a fine anni 70 se ne contavano circa un centinaio di esemplari in tutta Italia. Nel ’71 dopo gli appelli da parte del ramo Italiano del WWF, il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste ne proibì la caccia in tutto il territorio nazionale fino al 1973, poi per estendere il divieto fu necessario uno studio accurato sul numero di individui rimasti sulla penisola. Per cui i biologi Boitani & Zimen fecero un censimento sugli appennini durante i primi mesi del ’73 che rivelarono solamente 100 lupi che sopravvivevano in piccole zone isolate dove erano scarsamente presenti le prede naturali. A seguito di tale censimento fu proibito poi a tempo indeterminato la caccia al lupo e l’utilizzo di bocconi avvelenati su tutto il territorio nazionale (22 novembre 1976). Da allora è stato incluso nella lista delle specie protette a rischio estinzione, mentre oggi si intravedono i frutti di quella protezione che ha portato il lupo a ripopolare i boschi e le montagne. Nel 2020- 2021 ISPRA ha avviato la prima indagine su scala nazionale della popolazione dei lupi stimando la presenza di circa 3307 lupi in Italia. Vista l’espansione della specie sono state impiegate risorse economiche per favorire la ricolonizzazione. Le più importanti riguardano l’attivazione di progetti LIFE europei ai quali hanno concorso anche enti ed associazioni con donazioni proprie.

Progetto LIFE Wolfalps / Progetto LIFE Wild Wolf / Progetto LIFE MIRCO lupo

Il mantello invernale è folto e di colore marroncino rossastro, sugli arti anteriori sono presenti delle sottili strisce scure e tra un dito e l’altro è presente una sottile membrana interdigitale che li aiuta a camminare senza affondare sulla neve. La maggior parte dei lupi ha abitudini crepuscolari, fanno eccezione i lupi presenti nel Parco Nazionale del Pollino poiché è una zona scarsamente frequentata dall’uomo. La stagione degli amori ricade tra febbraio e marzo, la gestazione dura 60 – 63 giorni, il numero dei cuccioli dati alla luce varia da 1 a 19 con una media di 7 – 8 esemplari per parto. Nel branco di lupi esiste una gerarchia rigorosa, e solo la coppia dominante di accoppia, mentre tutti gli altri membri del branco aiutano a crescere la prole.

Il lupo è rigorosamente protetto sotto Allegato II della legge 5 agosto 1981, n. 503, della Convenzione di Berna, l’articolo 2, comma 1 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157 e nell’Allegato D del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 di recepimento della Direttiva Habitat 92/43/CEE. Sotto il D.P.R., in conformità con la Direttiva Habitat, il lupo può essere cacciato solo in date circostanze, come in risposta a attacchi contro bestiame.

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